Italiano C1: comprensione orale su “La pecora nera” di Calvino
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Oggi ti racconto una storia, una storia scritta da Italo Calvino, dal titolo "La pecora nera".
Oggi ti racconto una storia, una storia scritta da Italo Calvino, dal titolo "La pecora nera".
Faremo una bella lezione di comprensione e di lessico italiano. "La pecora nera" è una
storia molto interessante e che fa riflettere, vedremo insieme perché. Prima di leggertela,
però, ti informo che ho preparato per te non solo un documento PDF con la trascrizione della
storia e le risposte alle domande che ti porrò tra poco, ma ho preparato per te anche degli
esercizi di lessico, che ti permetteranno di comprendere il significato delle parole
e delle espressioni più difficili all'interno di questo racconto e di memorizzarle al meglio.
Clicca sul link che trovi nella descrizione di questo video, inserisci il tuo nome e il
tuo indirizzo email e riceverai in pochi minuti e gratuitamente il documento PDF e
gli esercizi interattivi, che potrai fare subito. Il link è nella descrizione o nel
primo commento. C'è un'altra cosa che vorrei fare prima della lettura: vorrei anticipare
tre parole che saranno presenti all'interno della storia. Osserva queste tre immagini,
quali parole ti vengono in mente osservandole? Osserva queste immagini per 10 secondi o ferma
il video per avere più tempo e pensa a tutte le parole che puoi collegare alle immagini.
Nella prima immagine c'è un uomo losco, un ladro che prova a entrare in un edificio. Che cosa sta
facendo? Magari hai risposto "sta provando ad aprire una porta". Sì, però non la sta veramente
aprendo come facciamo noi normalmente, ma lui sta "scassinando la porta". Abbiamo il verbo
"scassinare" che significa proprio aprire qualcosa con la forza, usando magari uno strumento. Oppure
"forzare", ma "scassinare" è il verbo che ci serve oggi. Nella seconda immagine abbiamo un ladro che
sta rubando in una casa. Ma quale altro verbo potremmo usare per indicare l'azione di rubare,
portare via tutto quello che c'è in un luogo? Svaligiare". Il ladro sta svaligiando una casa.
Nell'ultima immagine non abbiamo un ladro, ma comunque una persona che
sta facendo qualcosa che non si fa, qualcosa di losco. Quali parole ti vengono in mente?
Dei verbi come "imbrogliare" e il sostantivo "imbroglio" o forse "truffare" e il sostantivo "la
truffa", "la frode". A noi interessa "imbroglio". "L'imbroglio" e il verbo "imbrogliare". Quindi
ritroverai queste parole all'interno del testo. Erano parole un po' difficili forse; ho preferito
anticipare il loro significato per renderne più semplice la comprensione. Bene, cominciamo con
la prima lettura. Ascolta il racconto di Italo Calvino, "La pecora nera". Non preoccuparti di
comprenderne i dettagli: Focalizziamoci sulla storia, sul contenuto globale di questa storia.
Dopo ci occuperemo di una comprensione più dettagliata e analitica. Primo ascolto.
C’era un paese dove erano tutti ladri. La notte ogni abitante usciva, con gli attrezzi e la
lanterna, e andava a scassinare la casa di un vicino. Rincasava all’alba, carico, e trovava
la casa svaligiata. E così tutti vivevano in concordia e senza danno, poiché l’uno rubava
all’altro, e questo a un altro ancora e così via, finché non si arrivava all’ultimo che rubava al
primo. Il commercio in quel paese si praticava solo sotto forma di imbroglio sia da parte di chi
vendeva sia da parte di chi comprava. Il governo era un’associazione a delinquere ai danni dei
sudditi, e i sudditi da parte loro badavano solo a frodare il governo. Così la vita proseguiva
senza ostacoli e non c’erano né ricchi né poveri. Ora, non si sa come, un giorno nel paese arrivò un
uomo onesto. La notte, invece di uscirsene con il sacco e la lanterna, stava in casa a fumare
e a leggere romanzi. Venivano i ladri, vedevano la luce accesa e non salivano. Questo fatto durò
per un poco: poi bisognò fargli comprendere che se lui voleva vivere senza far niente,
non era una buona ragione per non lasciar fare agli altri. Ogni notte che lui passava in casa,
era una famiglia che non mangiava all’indomani. Di fronte a queste ragioni, l’uomo onesto non
poteva opporsi. Prese anche lui ad uscire la sera per tornare all’alba, ma a rubare non ci andava.
Onesto era, non c’era nulla da fare. Andava fino al ponte e stava a vedere passare l’acqua sotto.
Tornava a casa e la trovava svaligiata. In meno di una settimana l’uomo onesto si trovò senza
un soldo, senza niente da mangiare, con la casa vuota. Ma fin qui poco male, perché era colpa sua;
il guaio era che da questo suo modo di fare ne nasceva tutto uno scombinamento;
perché lui si faceva rubare tutto e intanto non rubava a nessuno, così c’era sempre qualcuno che,
rincasando all’alba, trovava la casa intatta: la casa che avrebbe dovuto svaligiare lui.
Fatto sta che, dopo un poco, quelli che non venivano derubati si trovarono ad essere più
ricchi degli altri e a non voler più rubare. E, d’altronde, quelli che venivano per rubare
in casa dell’uomo onesto la trovavano sempre vuota: così diventavano poveri.
Intanto, quelli diventati ricchi presero l’abitudine anche loro di andare la notte sul
ponte, a vedere l’acqua che passava sotto. Questo aumentò lo scompiglio, perché ci furono molti
altri che diventarono poveri. Ora, i ricchi videro che, ad andare la notte sul ponte, dopo un po’
sarebbero diventati poveri. E pensarono: “Paghiamo dei poveri che vadano a rubare per conto nostro”.
Si fecero i contratti, furono stabiliti i salari, le percentuali: naturalmente sempre ladri erano,
e cercavano di ingannarsi gli uni con gli altri. Ma, come succede,
i ricchi diventavano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. C’erano dei ricchi così ricchi
da non avere più bisogno di rubare per continuare a esser ricchi. Però, se smettevano di rubare,
diventavano poveri perché i poveri li derubavano. Allora pagarono i più poveri dei poveri per
difendere la roba loro dagli altri poveri, e così istituirono la polizia, e costruirono le carceri.
In tal modo, già pochi anni dopo l’avvenimento dell’uomo onesto, non si parlava più di rubare
o di essere derubati ma solo di ricchi o di poveri, eppure erano sempre tutti ladri.
Di onesti c’era stato solo quel tale, ed era morto subito, di fame.
È una storia abbastanza complicata, perché è intrecciata, no? Quindi oltre al lessico,
parliamo di Italo Calvino, quindi una storia di 80 anni fa, ma c'è anche un intreccio di fatti e
quindi potrebbe essere difficile per questo. E poi è una denuncia chiara alla realtà di oggi,
ma non parliamo di questo aspetto della storia. Adesso io rileggerò nuovamente questa storia,
quindi potrai ascoltarla nuovamente, ma ti pongo delle domande a cui potrai rispondere
dopo il secondo ascolto. Le domande sono queste. Prima dell'arrivo dell'uomo onesto, non esistevano
né ricchi né poveri, perché? Numero due: perché l'arrivo dell'uomo onesto ha cambiato le cose?
Abbiamo visto ladri che rubavano a tutti e poi quest'uomo onesto che ha creato scompiglio. La
parola "scompiglio" significa disordine, confusione, ha rotto degli equilibri.
Vedrai queste domande sempre sullo schermo e potrai ascoltare nuovamente la mia lettura.
C’era un paese dove erano tutti ladri. La notte ogni abitante usciva, con gli attrezzi e la
lanterna, e andava a scassinare la casa di un vicino. Rincasava all’alba, carico, e trovava
la casa svaligiata. E così tutti vivevano in concordia e senza danno, poiché l’uno rubava
all’altro, e questo a un altro ancora e così via, finché non si arrivava all’ultimo che rubava al
primo. Il commercio in quel paese si praticava solo sotto forma di imbroglio sia da parte di chi
vendeva sia da parte di chi comprava. Il governo era un’associazione a delinquere ai danni dei
sudditi, e i sudditi da parte loro badavano solo a frodare il governo. Così la vita proseguiva
senza ostacoli e non c’erano né ricchi né poveri. Ora, non si sa come, un giorno nel paese arrivò un
uomo onesto. La notte, invece di uscirsene con il sacco e la lanterna, stava in casa a fumare
e a leggere romanzi. Venivano i ladri, vedevano la luce accesa e non salivano. Questo fatto durò
per un poco: poi bisognò fargli comprendere che se lui voleva vivere senza far niente,
non era una buona ragione per non lasciar fare agli altri. Ogni notte che lui passava in casa,
era una famiglia che non mangiava all’indomani. Di fronte a queste ragioni, l’uomo onesto non
poteva opporsi. Prese anche lui ad uscire la sera per tornare all’alba, ma a rubare non ci andava.
Onesto era, non c’era nulla da fare. Andava fino al ponte e stava a vedere passare l’acqua sotto.
Tornava a casa e la trovava svaligiata. In meno di una settimana l’uomo onesto si trovò senza
un soldo, senza niente da mangiare, con la casa vuota. Ma fin qui poco male, perché era colpa sua;
il guaio era che da questo suo modo di fare ne nasceva tutto uno scombinamento;
perché lui si faceva rubare tutto e intanto non rubava a nessuno, così c’era sempre qualcuno che,
rincasando all’alba, trovava la casa intatta: la casa che avrebbe dovuto svaligiare lui.
Fatto sta che, dopo un poco, quelli che non venivano derubati si trovarono ad essere più
ricchi degli altri e a non voler più rubare. E, d’altronde, quelli che venivano per rubare
in casa dell’uomo onesto la trovavano sempre vuota: così diventavano poveri.
Intanto, quelli diventati ricchi presero l’abitudine anche loro di andare la notte sul
ponte, a vedere l’acqua che passava sotto. Questo aumentò lo scompiglio, perché ci furono molti
altri che diventarono poveri. Ora, i ricchi videro che, ad andare la notte sul ponte, dopo un po’
sarebbero diventati poveri. E pensarono: “Paghiamo dei poveri che vadano a rubare per conto nostro”.
Si fecero i contratti, furono stabiliti i salari, le percentuali: naturalmente sempre ladri erano,
e cercavano di ingannarsi gli uni con gli altri. Ma, come succede,
i ricchi diventavano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. C’erano dei ricchi così ricchi
da non avere più bisogno di rubare per continuare a esser ricchi. Però, se smettevano di rubare,
diventavano poveri perché i poveri li derubavano. Allora pagarono i più poveri dei poveri per
difendere la roba loro dagli altri poveri, e così istituirono la polizia, e costruirono le carceri.
In tal modo, già pochi anni dopo l’avvenimento dell’uomo onesto, non si parlava più di rubare
o di essere derubati ma solo di ricchi o di poveri, eppure erano sempre tutti ladri.
Di onesti c’era stato solo quel tale, ed era morto subito, di fame.
Bene, rispondiamo alle domande. Non è facile ricostruire l'intreccio degli eventi qui. Il
compito è più facile nella prima domanda. Perché, prima dell'arrivo dell'uomo onesto,
non c'erano né ricchi né poveri? Beh, perché gli abitanti si svaligiavano le case a vicenda. Il
primo rubava al secondo, il secondo al terzo, il terzo al quarto, fino all'ultimo che rubava
al primo e quindi c'era equilibrio, no? Quello che usciva da una casa rientrava, perché veniva
rubato a qualcun altro. L'arrivo dell'uomo onesto ha creato molto scompiglio, ha rotto gli equilibri
perché lui non rubava. Lui la prima sera è uscito per andare a guardare l'acqua sotto il ponte,
il ladro è andato in casa sua, l'ha svaligiata, ma la sera dopo il ladro è tornato nella casa
dell'uomo onesto, ma non ha trovato nulla, perché l'uomo onesto non ha rubato a nessuno e quindi
il ladro che svaligiava la casa dell'uomo onesto non aveva più niente da rubare e diventava sempre
più povero, così come l'uomo onesto, perché non rubava. Però c'è un'altra conseguenza di questa
cosa: l'uomo onesto avrebbe dovuto svaligiare un'altra casa, ma non ci andava. I proprietari
di questa casa, quindi, rubavano agli altri, ma poi tornavano nella propria casa e la trovavano
intatta, quindi accumulavano sempre più ricchezza, la ricchezza che rubavano agli altri e quella che
già hanno e che nessuno ruba loro. E quindi i proprietari di questa casa diventavano sempre
più ricchi e persero l'interesse a rubare e quindi anche loro decisero di andare sul ponte a guardare
l'acqua. C'è una terza casa che rimane intatta, perché anche questa nuova famiglia non ruba più.
Una terza casa che diventa sempre più ricca e riparte il ciclo e quindi ci sono questi nuovi
ricchi che si ritrovano sul ponte, ma si rendono conto che facendo così diventano poveri, perché
le loro case nel frattempo vengono svaligiate e loro non rubano a nessuno. E poi ci sono i ladri
che vanno in queste case, che sono costantemente vuote, e anche loro diventano sempre più poveri,
e quindi questi nuovi ricchi decidono di pagare i poveri per rubare al posto loro,
in modo che possano rimanere ricchi senza però rubare direttamente. Creano quindi
un'associazione a delinquere strana. Non so se la mia spiegazione sia stata abbastanza chiara,
perché gli eventi sono abbastanza intrecciati, ma questa era la storia "La pecora nera" di Italo
Calvino. La pecora nera, perché l'uomo onesto era una persona diversa in questo contesto,
vista come diversa in senso negativo, perché era l'unico che non rubava e rubare era l'unico
modo per sopravvivere in questo paese, e quindi lui era il diverso, la pecora nera,
quando in realtà era l'unico veramente onesto. Bene, finito questo esercizio di comprensione,
è arrivato il momento di lavorare sul lessico, perché c'erano alcune parole interessanti qui,
vero? Per fare questo puoi cliccare sul link che trovi nella descrizione qui sotto e ricevere così
il PDF con la trascrizione della storia e gli esercizi interattivi che ho preparato per te.
E se questo genere di video ti interessa, video dove racconto delle storie, si lavora
sulla comprensione orale e sul lessico, puoi andare a vedere anche questi. Ne ho a bizzeffe,
ne ho tantissimi sul mio canale. Divertiti, buon lavoro e ci vediamo al prossimo video. Ciao!
Essential vocabulary encountered in this story, categorized by difficulty with definitions and phonetics:
first-person plural imperative of focalizzarsi
constantly
for free, gratis
third-person plural future of permettere
disarranging, upsetting